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| architettura in legno su stampa specializzata wooden architecture on specialized press |
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Thomas Allocca (2008 july) La qualità italiana dei serramenti di legno, Serramenti & Falegnameria n. 121 (p.38-39), editor Maria Rosa Barberis, © Alberto Greco Editore, Milano, Italia |
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Thomas Allocca (2008 june) Fratticci: Cabins of Italy's Medieval Ciociaria, Timber Framing n. 88 (p. 17-19), Journal of the Timber Framers Guild, editor Kenneth Rower, © Timber Framers Guild, Washington, USA |
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Thomas Allocca (2008 may) Clima: contro il riscaldamento planetario il legno è la strada, la Norvegia la guida, Mondo Legno n. 121 (p. 42-43), mensile di architettura in legno, editor Maria Rosa Barberis, © Alberto Greco Editore, Milano, Italia |
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Thomas Allocca (2008 february) Fratticci, gli archetipi medievali dell'architettura rurale in legno della Ciociaria (parte 2), Mondo Legno n. 118 (p. 90-93), mensile di architettura in legno, editor Maria Rosa Barberis, © Alberto Greco Editore, Milano, Italia |
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Thomas Allocca (2008 january) Fratticci, gli archetipi medievali dell'architettura rurale in legno della Ciociaria (parte 1), Mondo Legno n. 117 (p. 72-76), mensile di architettura in legno, editor Maria Rosa Barberis, © Alberto Greco Editore, Milano, Italia |
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Thomas Allocca (2007 april) Stavkirker, sacri legni di Norvegia, Mondo Legno n. 111 (p. 70-73), mensile di architettura in legno, editor Paola Pianzola, © Alberto Greco Editore, Milano, Italia |
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Thomas Allocca (2007 april) Più legno, meno pregiudizi, Mondo Legno n. 111 (p. 54-57), mensile di architettura in legno, editor Paola Pianzola, © Alberto Greco Editore, Milano, Italia |
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Thomas Allocca (2007 march) Fuoco: al legno non fa paura, Mondo Legno n. 110 (p. 78-80), mensile di architettura in legno, editor Paola Pianzola, © Alberto Greco Editore, Milano, Italia |
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Giuseppe Maria Jonghi Lavarini, Thomas Allocca (2006 october) Editoriale. Architettura sostenibile è... abitare la natura con la natura, Ville e Case Prefabbricate n. 15 (p. 1), mensile di architettura, editor Giuseppe Maria Jonghi Lavarini, © Di Baio Editore, Milano, Italia |
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Thomas Allocca (2006 may) Il ruolo dell'architettura in legno nello sviluppo del patrimonio forestale, Silvae n. 4 (p. 145-150), quadrimestrale del Corpo Forestale dello Stato Italiano, editor Stefano Cazora, © Corpo Forestale dello Stato Italiano, Roma, Italia |
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Thomas Allocca (2005 july) Aria di bosco in città. L'importanza degli alberi nello sviluppo e nella riqualificazione urbana e territoriale, Torsanlorenzo Informa n. 7 (p. 20), mensile di giardini e paesaggio, editor Giancarla Massi, © Consorzio Verde Torsanlorenzo, Ardea di Roma, Italia |
| bamboo |
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testi e foto sono disponibili
per la stampa solo su richiesta
Thomas Allocca
Thomas Allocca
Thomas Allocca
Thomas Allocca |
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18 maggio
2006 Thomas Allocca in diretta televisiva a RAI 1 _ UnoMattina
18 may 2006 |
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scrivono di noi su stampa
specializzata WA on specialized press |
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Paola Pianzola (february 2006) WA - Wooden Architecture project, Mondo Legno n. 109, mensile di architettura in legno, dir. resp. Paola Pianzola, © Alberto Greco Editore, Milano, Italia |
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Laura Minetto
(august 2005) ...e per tetto le foglie (intervista a Thomas Allocca sulle treehouses), CasaViva |
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Leone Spita
(june 2005) WA - Wooden Architecture project, Abitare La Terra n. 11, international magazine of architecture, editor Paolo Portoghesi, © Gangemi Editore, Roma, Italia |
| pensando alla guerra in Tibet |
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text © Thomas Allocca (2008 march) |
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Osservando una madre allattare il proprio figlio al seno, e le minute mani di quella nuova vita, non si può che pensare che la pesantezza di una spada è qualcosa che non ci appartiene, che non appartiene alla nostra natura, che non appartiene a quelle fragili mani se non quando diverranno adulte, quando saranno arrabbiate con la vita perchè non riusciranno più con tenerezza ad aggrapparsi ad un seno. Non nasciamo per la guerra, ma per la tenerezza. Non si ha ragione di uccidere, se non quando per condannare se stessi. |
| pensando ai politici italiani |
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text © Thomas Allocca (2008 march) |
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Andare a votare è un mio diritto, se voglio sostenere qualcuno nel quale pensiero e nelle quali opere mi riconosco, per cui lo aiuto ad aiutarmi. In Italia non mi riconosco in nessun politico. votando, qualunque voto esprimessi, aiuterei solo chi può rappresentarsi e non rappresentarmi. |
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dossier Ri-Fiuti in Campania: il tringolo della morte Acerra-Marigliano-Nola |
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text © Thomas Allocca (2008 february) |
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premessa La storia infinita del business dei rifiuti nel “triangolo della morte” Acerra-Marigliano-Nola in Campania, un sistema dal quale non si può scampare, senza soluzione, perché c’è sempre chi continua a fiutarne, a ri-fiutarne l’affare, con una maggioranza che lo consente perché assonnata e plagiata dalla sola cultura che conosce: “il furbo fotte, chi non fotte non sa campare”.L’elenco di scritti che seguono sono riferiti alla mia diretta esperienza come giornalista ambientalista tra gli anni 1999 e 2003 per diversi mensili locali nel territorio dell’Agro Acerrano-Mariglianese-Nolano. Mi occupavo di ambiente e bioarchitettura e facevo spesso inchieste agevolato dal fatto che avevo fonti privilegiate di notizie in quanto coordinatore di un gruppo di 13 associazioni ambientaliste operanti nell’Agro e presidente di una associazione ambientalista a riconoscimento regionale in Campania da me fondata nel 1998 per occuparmi in prima linea della questione degli abusi edilizi, di amianto, di rifiuti tossici, oltre che della promozione delle politiche di bonifica del territorio e della valorizzazione delle risorse ambientali e storiche-architettoniche… ma questa è un’altra storia. In sostanza ho avuto la possibilità di occuparmi di inchieste forti agevolato dal consenso popolare come ambientalista fuori da ogni partito e quindi agevolato poi come giornalista quando mi pubblicavano giornali sia di destra che di sinistra. Ho scosso spesso il mondo politico denunciando alla Procura anche cariche istituzionali di ASL e Regione, e quando ho iniziato a toccare interessi sempre più grandi e cariche pubbliche sempre più potenti ho ricevuto per via indiretta le prime minacce e così ho deciso di chiudere con i rifiuti, con la Campania e scrivere solo di architettura in legno che è oggi la mia specialità. La speranza di veder cambiare qualcosa è morta e per fortuna poi sono anche andato via dalla Campania frequentando l’Irlanda e poi trasferendomi in Ciociaria. Ho imparato che non c’è speranza dove non si parla ai bambini ma solo agli adulti, dove la cultura non può cambiare se non la si “vuol” cambiare, dove i disagi di una pessima vita e una economia monopolizzata da chi ha il potere di socializzare le perdite e privatizzare i profitti non sono tanto il risultato dei furbi che ne approfittano e delinquono quanto della stupidità di chi lo consente senza reagire, senza pensare, e quando pensa lo fa male perché non è educata a farlo bene. Perché dunque, dopo tale premessa, ritornare sull’argomento? Perché dalle notizie di queste ultime settimane, dall’ipocrisia che continuo a sentire, dalle promesse e richieste di soldi pubblici che si continuano a fare per risolvere il problema dell’emergenza rifiuti in Campania, mi assale una rabbia tale, conoscendo il sistema, che non posso permettermi di tacere, ma non per dare la soluzione o denunciare un marcio che molti più di me conoscono bene, bensì per avvisare chi ancora vuole salvarsi, per gridargli “fuggite sciocchi!”. Che sappiano che il sistema è troppo marcio, non può cambiare, l’unica via d’uscita è fuggire e lasciare nella melma chi nella melma si trova a suo agio, isolarli… e forse, senza più assonnati plagiati non rimarrà ai furbi che fottersi l’un l’altro, fottere e vivere male sarà poi solo un loro problema. Articolo, inchiesta, o libro che dalle mie note possa nascere, più che di denuncia per far smuovere le acque ho interesse di ricevere attenzione per dimostrare che quando l’acqua è putrida meno si smuove meglio è, così almeno non si alza la puzza, e che aggiungere o sostituire un po’ d’acqua con acqua nuova neppure serve perché si imputridisce anche quella… meglio dire a chi vuole farsi il bagno di starne lontani, di cercarsi lidi migliori, sani, e salvare quei pochi pesci agonizzanti offrendogli la sola via di salvezza ovvero cambiare pozza perché lì a restarci ci morirebbero. Dove la storia si ripete nel peggio e sempre peggio, chi ne denuncia la realtà dovrebbe avere la saggezza di farlo per avvisare i “buoni” di una via di fuga piuttosto che per incitarli a reagire, per tentare di cambiare ciò che non “vuole” essere cambiato, perché quella è la sua dimensione naturale. In una realtà dove il concetto di politica di gestione del territorio non prescinde la corruzione a fini clientelari privati piuttosto che benefici a ricaduta collettiva, non può esservi soluzione alcuna se non quella della scelta di abbandonare il sistema a sé stesso, di non farsene più carico, di pensare a sé e sloggiare. In una realtà dove il fetore ed il disgusto dei rifiuti ormai è confuso e spesso coperto da quello dei politici di turno non trovo saggio, anzi diventa diabolico, sacrificarsi nella speranza del cambiamento, sacrificarsi mettendo a rischio anche la propria vita nella speranza di ciò che non può che diventare tormento di continuo fallimento. In un contesto culturale dove piuttosto che piantare alberi si piantano vendette, trame, ci si fotte a vicenda, ci si ricatta “se cado io cadono tutti”, non ha senso denunciare se non per avvisare chi in tale sistema non si riconosce e indicargli la via di fuga, non ha senso ricordare se non per dimostrare che ogni 5-10 anni i problemi ritornano e come un terremoto su macerie mai recuperate e rinforzate non può e non fa che demolire sempre più. In un sistema politico votato più a smembrare che ad unire, a sradicare piuttosto che a radicare, a fondare partiti piuttosto che coscienze, non ha senso fare chiarezza, non ha senso portare alla luce la realtà se non per chi ha ancora la forza e la voglia di reagire ma non mettendosi contro il sistema bensì ignorandolo, smettendo di seguirlo, cambiando direzione, svegliandosi e lasciandolo solo senza pietà, perché il sistema non ne ha, non può comprenderla. Parafrasando Shakespeare e sulla base della mia esperienza, posso affermare che chi resta nel triangolo della morte, non essendo come loro, non ha che da vivere come scomodo e sofferente forestiero, mentre ad esserlo non è che un criminale. La convinzione è data dai fatti. L’Agro Acerrano-Mariglianese-Nolano è il triangolo della morte della Campania, il polo attrattivo e propulsivo di ogni più putrida attività che appesta poi l’intera Campania, e dalla Campania il resto d’Italia, il luogo dove peggio si sposano storia passata con quella presente, spiritualità e cultura e ricchezza naturale della Campania Felix, della Terra di Lavoro, con il degrado degli ultimi cinquant’anni ormai ad un livello tale da aver raggiunto il punto di non ritorno, il confine del baratro, dell’abisso più profondo, dove voci come le mie non devono essere più intese come voci di speranza di cambiamento ma come l’ultima forza che, come il Saggio Gandalf trattenuto dal Male sul burrone del Nero Abisso, grida ai suoi buoni compagni “fuggite, sciocchi!”. il ciclo della morte Prima di precisare singoli casi d’inchiesta affrontati nel corso di diversi anni, e l’indicazione di casi che andrebbero affrontati con l’appoggio di una adeguata struttura redazionale perché nulla è cambiato a loro riguardo se non in peggio, chiarisco subito la diretta conseguenza sulla salute pubblica locale, e non solo, della gestione illegale del territorio nell’Agro in questione, ma soprattutto l’intento è quello di dimostrare che il problema dell’emergenza rifiuti non è solo nel sacchetto dell’immondizia lasciato ad appestare le città, questa è l’ultima delle conseguenze, la vera emergenza non è nei RSU (rifiuti solidi urbani) ma nel sistema di gestione dei rifiuti speciali e tossici e nocivi che in Campania è il vero business e che l’emergenza dei RSU non è che una copertura. In sostanza in Campania, ed in particolare nel “triangolo della morte” non si muore per i sacchetti dell’immondizia di città ma per la morte che da quarant’anni passa per acqua ed aria sottoterra e nelle condotte idriche complice un sistema corrotto e diabolicamente camorristico, senza scrupolo alcuno e senza pietà, che ha fatto dell’Agro Acerrano-Mariglianese-Nolano la pattumiera d’Italia dei più tossici e nocivi rifiuti industriali, e il sistema non è camorristico solo per i gestori schedati ma anche per una corruzione latente e metabolizzata nel mondo politico, istituzionale e clientelare privato che non si può più sradicare tanto ormai le sue radici sono profonde ed estese. In Campania ormai, o si fa così o non si fa nulla. L’inquinamento di aria e suolo incidono sulla qualità della vita soprattutto attraverso il ciclo della respirazione e quello dell’alimentazione. Aria inquinata da diossine, fibre di amianto, composti organici volatili (c.o.v.) e quant’altro liberato da incendi e emissioni illegali, è causa sia di semplici irritazioni alle vie respiratorie che di veri e propri processi cancerogeni. Vi sono poi le risorse agro-alimentari inquinate da sostanze tossiche e nocive che si depositano sui campi via aerea e via acqua con sostanze diluite nelle acque di falda usate poi per irrigare i campi, ebbene, queste sono invece raramente causa di sola irritazione alle vie respiratorie e digerenti, per lo più portano al tumore e a degenerazioni mortali attraverso la metabolizzazione delle sostanze inquinanti. In sostanza, i rifiuti che non diventano risorsa attraverso il sistema del riciclo, quando finiscono nel “triangolo della morte” abbandonati, o anche in discarica che è lo stesso perché non vi è nelle discariche campane la cultura della gestione garante la sicurezza pubblica e ambientale prima che di quella dell’affare, non sono considerati che un ri-fiuto ovvero un nuovo odore di soldi dal quale nessun sistema privato amministrativo ed istituzionale ha dimostrato e dimostra riesca a stare lontano, è nella loro natura, come con l’escremento non riesce a far diversamente il tafano. la contaminazione dell'acqua L’acqua potabile ci proviene per la maggior parte dalle sorgenti naturali sotterranee dove si muove si purifica e si rigenera attraverso meccanismi naturali lenti e complessi che consumi eccessivi e inquinamenti sempre più frequenti mettono sempre più a rischio. Quando un’acqua di sorgente o di falda viene potabilizzata e distribuita ciò che si garantisce è la qualità di origine, ma se le condotte dall’acquedotto centrale giungono al rubinetto di casa dopo chilometri di attraversamenti sotterranei in terreni altamente inquinati, appena vi è una perdita di pressione nella condotta, dalle microfalle penetra nella distribuzione domestica anche l’agente tossico o nocivo magari a venti chilometri dal rubinetto erogatore, e così anche in un paese gradevole, pulito, ricco di verde, con i sacchetti dell’immondizia tutti nei propri contenitori, nessuno sospetterebbe mai esca acqua avvelenata dai rubinetti di casa. In Campania si parla di crisi dei rifiuti già da quindici anni ma sono molti di più quelli in cui il “triangolo della morte” è in crisi idrica e non per mancanza d’acqua in termini di quantità bensì in termini di qualità. Chi beve acqua dalle condotte idriche pubbliche a Marigliano è certamente soggetto a inquinamento da metalli pesanti, streptococchi fecali e sostanze tossiche e nocive varie assorbite dai suoli nei quali corrono le condotte. Che le condotte abbiano perdite di acqua, e dunque ferite che non garantiscono la perfetta tenuta stagna dei tubi, è un dato accertato a suo tempo e comunque accertabile dalla semplice verifica dei dati di emissione alla fonte rispetto ai consumi effettivi. Di acqua potabile ne parte dall’acquedotto più di quanta ne risulta poi effettivamente consumata in base ai contatori dei singoli destinatari, è quindi chiaro che viene persa durante il percorso, che le condotte non sono a tenuta stagna, che fa acqua da tutte le parti. Stando ai dati di una decina di anni fa, le condotte di Marigliano sono un colabrodo e quando me ne sono occupato c’è stato chi, dipendente comunale che ovviamente mi riservo di non coinvolgere evitandone il nome, preso da stima nei mie confronti e desiderio di sfogo rispetto a ciò che vedeva e sapeva e che non poteva denunciare per non diventare scomodo e perdere il lavoro, mi ha confidato che in molti tratti esiste ancora la vecchia condotta in eternit (cemento-amianto). In molte case, se la fonte è certa ma sarebbe il caso di verificarla, c’è oggi chi beve acqua e fibre di amianto da cui tumore alle vie masticatorie e digerenti, e i dati ASL-Tumori non lo smentiscono. A casa ci si serve di acqua per lavarsi e parti intime molto delicate soggette ad infezione anche per la semplice acqua sporca e soprattutto per la donna, figuriamoci se ricca di streptococchi fecali o sostanze irritanti provenienti da processi di assorbimento nel suolo o addirittura con fibra di amianto che lacera i tessuti molli e provoca tumore. Ci si serve di acqua per cucinare, ma non sempre l’acqua di cottura viene buttata, spesso viene bevuta come nel caso del caffé o del brodo o aggiungendola negli impasti fatti in casa, magari biscotti torte o pasta per bambini credendo di fare loro del meglio mentre era meglio andarli a comprare. Ci si serve poi di acqua per dissetarsi direttamente dai rubinetti, quando non la si compra per scelta, sapendo di pagarla già, o perché non ce lo si può permettere. Lo stesso si potrebbe dire per l’acqua utilizzata per sciacquare alimenti o ciucci di neonati, per le lavatrici e le lavastoviglie o i lavaggi a mano, è chiaro che l’incidenza è minima rispetto al bere ma il problema non è quanto possa far male, il problema è che non ci si può fidare di chi garantisce, di chi è pagato per garantire, mentre invece delinque, truffa, fa finta di non sapere, non sa ma è tenuto a sapere e dunque sbaglia comunque, consente. Ed è per questo che ho sempre detto che in Campania il problema è che il confine tra irresponsabilità, incompetenza e complicità non esiste, non lo si fa esistere di proposito così che nessuno ne possa venire a capo, nessuno può essere accusato e tutti possono delinquere o appoggiare la delinquenza altrui pur non risultandone complici. Caso emblematico di tale mia convinzione è quello denunciato in una serie di articoli nel novembre 2001 su vari mensili locali. La dimostrazione che nulla possa cambiare laddove non esiste un confine tra la superficialità, l’incompetenza, la complicità, e quindi tra perdonabile e imperdonabile, tra lecito e illecito, tra chi deve pagare e chi deve essere risarcito, e così nessuno paga, nessuno viene risarcito, tutto rimane come se nulla fosse, ognuno risulta fare il proprio dovere e in realtà nessuno lo fa veramente. Esiste un paradiso migliore per chi fonda il proprio lavoro su promesse di cambiamento? La rapidità di crescita annua della mortalità oncologica registrata nell'Agro Nolano nell'ultimo decennio è stata più alta della media nazionale e la morte per tumore epatico è stata mediamente tre volte più frequente che in tutta Italia. La causa? Soprattutto acqua infetta, o meglio, suolo e sottosuolo compromessi da tonnellate di rifiuti da cui ne conseguono irrigazione agricola e abbeveraggio di animali con acqua di pozzo acida, infetta, ricca di metalli pesanti e polveri di varia natura tra cui anche l'amianto, ma soprattutto avvelenamento delle condotte dell'acqua potabile per infiltrazione attraverso tubi rovinati o mal protetti. In occasione del mio intervento su TeleAcerra in collegamento con l’ing. Facchi nuovo commissario per l’emergenza rifiuti in Campania, nel 2001 o 2002 non ricordo bene, riuscii ad avere i dati epidemiologici dell'ultimo decennio forniti dal Registro Tumori dell’ASL Napoli 4 riferiti ai Comuni del Distretto 70 di Brusciano, Mariglianella, Marigliano e San Vitaliano. Nella relazione dei dottori Mario Fusco Direttore del Registro Tumori, Francesco Tancredi Direttore Sanitario, e Mauro Cardone Direttore Generale dell’ASL NA 4, si precisa “la rapidità di crescita annua della mortalità oncologica è più alta della media nazionale… il tumore polmonare è la prima causa di morte per cancro per gli uomini mentre per le donne è il tumore mammario… la seconda causa di morte per cancro per uomini e donne è il tumore epatico con tassi standardizzati di mortalità circa tre volte più alti rispetto alla media nazionale”. Gravissima in ogni caso anche la situazione per l’incidenza di cancro alla vescica, all’encefalo, alla laringe, all’utero e all’ovaio, ma il tumore al polmone e al fegato sono indici inconfutabili di aria e acqua infette, sempre più maledettamente tossiche. E così chiesi agli interlocutori amministrativi e a Facchi come si faceva ad essere credibili ancora una volta parlando di situazione che migliorerà con le bonifiche… ma perché si fanno?... si uscirà dall’emergenza prima o poi? Non mi fu risposto e a telecamere spente ci fu chi minacciò la redazione per la mia presenza. E’ stata la prima ed ultima volta che sono comparso a TeleAcerra. Il problema è nella mentalità. Non è una questione di soldi, anzi come si chiedono arrivano, è come si usano, e a dirla come la direbbe Johnny Stecchino di Roberto Benigni “qui è tutto un magna magna” e a non esser come loro c’è da rimaner digiuni. Nell’aprile 2002 vari mensili mi pubblicano i dati raccolti sull’inchiesta delle falde acquifere inquinate a nord di Marigliano. A seguito di indagine ARPAC (Agenzia Regionale Protezione Ambiente Campania) su pozzi di contadini che utilizzano acqua di falda per irrigare i campi tra Marigliano e Polvica di Nola in località Torretta - Tre Ponti, 5 pozzi risultano positivi alla verifica di sostanze altamente inquinanti e vengono sequestrati. L’indagine è nata a seguito di denuncia di abbandono in loco di rifiuti di dubbia tossicità che analizzati risultano contenere alte percentuali di alluminio (18,5%) e significative percentuali di metalli pesanti, in sostanza residui di forni di fusione dell’alluminio. I pozzi risultati inquinati e sono profondi dai 30 ai 60 metri, attingono da falde naturali che non hanno l’acqua ferma ma dove l’acqua scorre e chissà dove altro sia stata prelevata e utilizzata per broccoli e pomodori poi mangiati e magari venduti anche fuori dalla Campania. In ogni caso, relativamente all’indagine dei pozzi della Torretta, risultano solfati e manganese con parametri superiori ai limiti consentiti dal DM 471 del 1999 per le acque sotterranee, si rilevano alte percentuali di tossicità acuta, flora batterica, streptococchi fecali. Le cause nessuno le dice ma io lancio la sfida e faccio le mie ipotesi, conoscendo il territorio e i sistemi lancio i miei sospetti ma è chiaro che per me sono certezze: primo sospetto, enormi quantità di rifiuti tossici e nocivi sotterrati in zona da decenni con lento rilascio fino a percolare a profondità di 60 metri nelle falde acquifere naturali (un rifiuto in superficie non raggiunge in pochi giorni i 60 metri di profondità); secondo sospetto, infiltrazioni nelle falde dopo aver attraversato 60 metri di sottosuolo di rilasci di acque nere provenienti dal vicino depuratore che non funziona e risulta operativo per circa trenta comuni. Cercai da solo di aprire un’inchiesta sul depuratore ma non avendo redazioni che mi appoggiavano ho dovuto abbandonare. In ogni caso l’indagine dovrebbe partire dai Regi Lagni utilizzati dal depuratore per scaricare le acque che vanno poi al fiume Volturno e poi a mare all’altezza di Mondragone in provincia di Caserta, e utilizzati dalla camorra per riempirli di rifiuti speciali e tossici e nocivi sversati negli ultimi quarant’anni e provenienti da ogni parte d’Italia. Ci sono zone mostratemi dai contadini dove il terreno fuma da decenni per autocombustione sotterranea di chissà quali materiali, e ci sono zone dove sugli alvei coperti da tali rifiuti i contadini coltivano broccoli che chissà a quale mercato finiscono perché nessuno di quei contadini li mangia. E’ ancora più chiaro a questo punto che il degrado torna utile a tutti, non solo alla camorra in termini di schedati e boss ma in termini generali per quel sistema dal “fare camorristico” in cui ci sono amministrazioni, politici, imprenditori senza scrupolo ma che aggiungerei anche stupidi perché la maggior parte di loro vivono proprio nel triangolo della morte. Ma la legge qui è solo una: nel caos non si può accusare nessuno perché ognuno è potenzialmente sospetto, e maggiore è il caos minore è la possibilità che ci sia una forza ed una volontà esterna in grado di indagare su tutto per venirne a capo. Ecco perché chi non vuole essere qui forestiero ha solo una via di uscita, fuggire. Molti contadini in quei tempi dell’inchiesta mi lamentavano la morte di animali da consumo domestico e da vendita abbeverati con acqua di pozzo che quando venivano macellati venivano trovati pieni di metastasi, ma di prove ne ho avute diverse e un’altra è stata quella del caso della Torretta alle spalle dell’Alenia a nord di Marigliano tra Nola e Polvica. Tonnellate di rifiuti speciali, che ho anche filmato, ricoprono una immensa area di diversi kmq fino a ricoprire condotte dell'acqua potabile portate alla luce per lavori di by-pass, ricoperte da chi abitualmente scarica in queste zone che ha trovato nello scavo a cielo aperto dei lavori dell’acquedotto la comodità di un buco già pronto per essere riempito. L’area è messa sotto sequestro dai Carabinieri di Marigliano il 10 ottobre 2001 ma di fatto le mie considerazioni accusano un po’ tutti. Prima considerazione, il responsabile degli scavi per i lavori di manutenzione della condotta non ha evidentemente transennato e isolato l’area come previsto per legge e soprattutto in un’area di risaputa vocazione all’illegale sversamento di rifiuti speciali e pericolosi, una vocazione talmente nota che proposi a suo tempo di farla scrivere ufficialmente sulle cartografie locali: Torretta = terra di tutti e di nessuno, qui si viene a sversare quello che si vuole, si fa così da decenni e nessuno si lamenta, nessuno si deve lamentare. Seconda considerazione, il sito si mette sotto sequestro ma non è transennato, non ho visto transenne quando ho fatto il sopralluogo né quando sono tornato per il filmato amatoriale. Al mio ritorno per il filmato, nel fosso già sotto sequestro, risultano infatti materiali aggiunti di diversa natura dai primi, la procedura di sequestro dell’area è chiaramente non giusta, non perfetta, non impedisce nuovi sversamenti. Le condotte di by-pass prima visibili ora sono completamente ricoperte da materiale grigiastro probabilmente di risulta di processi industriali di combustione e scarti di lavorazione di industrai meccanica automobilistica ed elettrica. Quante famiglie dei paesi serviti da quell’acqua, centinaia di migliaia, ne hanno probabilmente bevuta contaminata? Tra l’amministrazione dell’acquedotto pubblico, le forze dell’ordine, la criminalità, dove dunque porre il confine tra la superficialità, l’incompetenza, la complicità? Il mio sospetto è che il confine non esista in modo chiaro, netto, così che possa essere il più mobile e versatile possibile, adatto ogni volta alla diversa bisogna. Il caso è emblematico anche per la mentalità con cui si gestisce il territorio nel “triangolo della morte”: non ci si deve preoccupare del domani perché ci sarà sempre qualcuno che ci fa trovare il buco già fatto, ci sarà sempre un buco da riempire. Cambiano i nomi, le poltrone si scaldano con nuovi culi, ma la testa è quella: per vivere bisogna fottere, e chi non lo fa, non è più giusto ma solo meno bravo a farlo. C’è un buco? Lo posso riempire. C’è da sversare rifiuti illegali? No problem, si troverà sempre chi offre un buco. E’ chiaro che una mentalità così camorristicamente ottimista in una terra di complici sordomuti o assonnati plagiati non può che delinquere in tutta tranquillità. l'emergenza rifiuti nutre la camorra Chi dice che dove non funziona nulla e la mondezza arriva fino ai balconi dei primi piani i politici hanno tutto da rimetterci? Nella pratica è esattamente il contrario. Nel mese di agosto del 2006, tornando a far visita ai miei che ancora non possono permettersi il privilegio e la fortuna di abbandonare Marigliano, ho rivissuto l’angoscia di anni di inchieste sui rifiuti ma non tanto per ciò che vedevo quanto piuttosto per il tempo sprecato nel tentativo di poter contribuire seppur minimamente a cambiare qualcosa. Tutto come prima, peggio di prima. Sotto al palazzo una montagna di sacchetti dell’immondizia fatti con buste varie di quelle che rilasciano al supermercato, segno che anche la differenziata non funziona, non si fa, e chi la fa è costretto a farle senza ricevere dal Comune le buste per le quali in primis con le associazioni ambientaliste che coordinavo mi battei a suo tempo per avere quando la differenziata partì, consigliando addirittura quelle in mater-bi per l’organico e così fu (mi dite come si passa dalla differenziata al riciclo se già chi raccoglie i sacchetti non sa che contengono? è chiaro che va tutto in discarica). Dopo cena scendo a versare il sacchetto nell’apposito cumulo che di differenziato aveva solo l’altezza rispetto a quelli più alti delle palazzine all’altro lato della strada, e mi accorgo di un ragazzino. Circa dieci anni, armeggia tra i rifiuti e attira la mia attenzione. Attraverso la strada, mi avvicino incuriosito e lo scopro con una scatola di fiammiferi tentar di dar fuoco al cumulo molesto. All'imbrunire, quando per strada ci si può permettere di compiere ciò che di giorno, alla luce del sole, si esiterebbe solo a pensare, qualche adulto, vigliacco anche al buio, ha incaricato un ragazzino di dar fuoco al cumulo di immondizia. Probabilmente, penso, abitando lì vicino e infastidito dai rifiuti in putrefazione da giorni senza essere raccolti ha ritenuto più immediata e scaltra la soluzione della combustione. “Che fai?”, gli urlo con voce decisa appena mi accorgo dei fiammiferi, e lui rimette subito i fiammiferi in tasca e si blocca dallo spavento guardando in direzione della strada dove si allontana un’auto. Intuisco che non è un teppistello perché sarebbe scappato, ma impreparato ad essere colto sul fatto mi guarda inorridito e aspetta la mia reazione. “Lo sai che è un reato?”, vado subito al punto, e lui non risponde ancora più terrorizzato abbassando anche lo sguardo, ma continua a non scappare. Allora capisco che non sa della gravità di ciò che stava per fare e gli chiedo deciso “chi ti ha detto di farlo?”. Scuote la testa, non vuole far nomi. Forse il padre, forse il fratello, forse lo zio, certamente un parente perché avverto a pelle che si tratta di qualcuno da proteggere non per paura ma per affetto. In ogni caso, comprendo che non è sua l’iniziativa ma è stato mandato da qualcuno per fare ciò che risulterebbe atto di teppismo da parte di un bambino e non reato penale come per un adulto. Lo rassicuro, lo accarezzo sul capo e gli chiedo i fiammiferi. Li toglie dalla tasca e li butta deciso con ribrezzo tra i rifiuti. Lo saluto con un sorriso e gli dico “non è giusto, non farlo più, è sbagliato… e dillo anche a ti ha mandato”. Sorride, e finalmente scappa. La mattina dopo lo vedo per strada in una diversa zona con una donna che presumo sia stata la madre e salgono su un’auto di chi credo aver riconosciuto alla guida essere un tipo di malaffare legato alla gestione rifiuti “sporchi”, è chiaro per sentito dire, ma come si dice “vox populi, vox dei”. Non abitante di Marigliano, è chiaro che la supposizione della sera prima non stava più in piedi, non era un cumulo da bruciare per fastidio ma per crearne. In un territorio dove anche le discariche legali di rifiuti indifferenziati sono di proposito gestite male per consentire alla camorra di portarci questo e quello e non solo ciò che si deve, la raccolta differenziata ha rotto un po’ gli equilibri, si è dovuti ricorrere all’abbandono lungo campagne isolate, al seppellimento con tutti i camions in terre comprate o affittate (così come mi è stato raccontato e indicato da molti contadini che sanno di come ormai la campagna produca più se la si abbandona piuttosto che se la si coltiva), oppure, in alternativa, creare l’emergenza per far riaprire le discariche. Un cumulo di rifiuti che marcisce in emergenza può stare anche dieci giorni, due settimane, la gente non si lamenta e quando non ne può più lo brucia. Un cumulo di rifiuti che brucia è dunque non un atto di vandalismo ma in emergenza è sicuramente attribuito a qualche cittadino esasperato e si chiude un occhio. In realtà, anche questo serve alla camorra perché quando i cumuli sono tanti e i roghi non più occasionali si aumenta il danno ambientale dell’emergenza e le pressioni politiche per risolvere il problema sono maggiori, bisogna far prima, bisogna individuare le soluzioni, si chiedono altri soldi ma nel frattempo bisogna riaprire le discariche per consentire di togliere dalla città i rifiuti prima che la gente disperata ed esasperata gli dia fuoco intossicando tutti. L’emergenza dunque nutre la camorra e se un giorno si prospettasse una raccolta differenziata del 100% con un sistema di riciclo del 100% senza più discariche, siate pur certi che sarà possibile solo se a gestire il ciclo dei rifiuti sarà la camorra. Che vogliamo lasciarla senza lavoro? Se la gente differenzia ma alla fine non si ricicla per cui i rifiuti vengono comunque venduti alla Germania o finiscono in discariche, è solo perché non si è ancora trovato un accordo tra la camorra che gestiva i rifiuti nel sistema indifferenziato e chi imponendo la differenziata non può ancora garantire comunque un sistema nel quale sia possibile infiltrare anche quei rifiuti che produco da subito reddito, alto reddito, i rifiuti tossici e nocivi che la camorra fa smaltire a baso costo con tanto di ricevuta fiscale da decenni nel triangolo della morte. Ma davvero credete che la camorra sia così stupida da preferire città sporche? Se solo le venisse offerta la possibilità di risolvere a modo suo il problema, si farebbe la differenziata, il riciclo con industrie di trasformazione locale, si bonificherebbe il territorio, si vivrebbe meglio e tutti felici e contenti. La camorra avrebbe il potere di risolvere l’emergenza in 24 ore, il problema è nelle conseguenze, cadrebbe nelle sue mani il pacchetto elettorale, sarebbe lei a fare i politici e non più i politici a fare accordi con la camorra, e questo non sarebbe utile a chi se ne vuol servire risultandone fuori. A Marigliano si sono venduti voti per un pacco di pasta, per un buono al supermercato, ma soprattutto le campagne elettorali si fanno anche chiedendo aiuto alla camorra, ma se è lei a fare i politici direttamente e non più come agenzia di intermediazione, allora il Parlamento si dovrebbe trasferire da Roma a Napoli e questo sarebbe scomodo per chi dovrebbe fare duecento chilometri in più venendo da Milano. “Che l'onore incoroni il più degno” ha scritto William Shakespeare, ma in Campania durante le campagne elettorali la lotta è all’indegno peggiore, chi più mente più avrà speranza di essere eletto. E’ una politica contorta ma ha una sua logica: più si promette, più si abusa della credulità popolare, più si ha motivo di essere creduti poi quando le cose non cambiano. E’ infatti convinzione dell’ingenuo medio plagiato ed ignorante che nessun politico sarebbe così stupido da esporsi al punto da sapere già a priori di non poter mantenere neppure l’1% di quanto promesso. E così più si promette più si è creduti affidabili. E questo è solo possibile escludendo ciò che ho scritto all’inizio in premessa, lavorare sui bambini, formarli prima che abbiano l’esigenza del lavoro. Come ambientalista ho avuto modo di entrare in contatto con esponenti politici di destra e di sinistra, di centro, di su, di giù, di sotto e di sopra, senza mai però lasciarmi convincere a far parte di questa o quella corrente ovviamente consapevole di essere interessati alla mia popolarità portatrice di voti più che alle mie intenzioni, a quelle ci avrebbero pensato poi loro a ridimensionarle nel caso avessi ceduto. L’onorevole Paolo Russo di Forza Italia, Tommaso Barbato oggi senatore Udeur, l’onorevole Sebastiano Sorrentino dei Popolari, tutti mariglianesi doc con i quali ho avuto contatto essendo anche io mariglianese e impegnato come ambientalista, ma in particolare ricordo che il Barbato era responsabile dell’acquedotto campano e che il Russo fu addirittura nominato nel 2002 presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e le attività illegali connesse. Non sono mai riuscito a capire perché proprio a Marigliano ci fossero i problemi maggiori dell’Agro avendo mariglianesi come me e come loro. In un suo articolo del 28 luglio 2002 su Il Meridiano di Nola, il Russo scrive “rifiuti, missione impossibile… le questioni sono due: o non era vera l’emergenza di otto anni fa [1994] o, viceversa, non può essere considerata emergenza quella attuale. A meno che, e sarebbe ancora peggio, in questi anni si sia fatto poco o nulla.” Dal 2002 ad oggi cosa è cambiato? In quasi quindici anni, cosa? La verità io però la sospetto e l’ho denunciata spesso: non si è fatto nulla per arrivare al collasso di un sistema che andava revisionato ma gli accordi non sono stati mai raggiunti e neppure oggi se l’emergenza continua. Non mancano le soluzioni, è il sistema che non funziona. La riprova l’ho avuta poi con l’ultimo sindaco l’ing. Felice Corcione, un pezzo grosso, un calibro da novanta in termini di buoni propositi e competenze, direttore dell’Istituto Motori del CNR di Napoli, la nostra speranza di cambiamento, il nostro san Francesco della politica, ma non è comunque riuscito a cambiare le cose. Se il terreno non è fertile qualunque buon seme è perso, rimane sterile e non può poi che marcire, anche le migliori intenzioni diventano dunque “camorra” nel triangolo della morte, nel senso che o si adeguano o devono restarne fuori. Ricordo ancora quando mi occupai dell’inchiesta sull’inceneritore di Acerra, fui colpito dal suo intervento che spiegava come nessuna tecnologia può garantire il totale filtraggio delle diossine prodotte dalle combustioni di cdr da rifiuto perché esistono delle diossine talmente piccole che non si possono bloccare, anzi maggiori sono le temperature, più piccole sono le diossine che si producono. E’ chiaro che detto da chi della combustione ne ha fatta una ragion di vita e di lavoro lo consideri inconfutabile, e così è, per cui quando poi si candida sai che non avrà problemi a gestire la città in modo scientifico, inconfutabile, a prescindere… ma quando poi anche lui fallisce e non riesce, beh, non si può che dedurre che la colpa non è di chi va ma di chi li gestisce, delle regole con cui si devono confrontare e compromettere, del sistema che ingloba, fagocita chiunque, e a ribellarti ti offrono al massimo, se sei fortunato, la possibilità di tornare indietro e starne fuori, non esistono alternative. Spesso mi sono ritrovato a stessi incontri di dibattito pubblico con l’una e l’altra forza politica, io invitato come ambientalista, loro come referenti parlamentari e istituzionali a vario titolo, provinciale, regionale etc… E’ chiaro che le mie provocazioni davano fastidio, come quando ho chiesto non ricordo a chi, ma la cosa non cambia, che potere e volontà aveva di farmi indagare su un sospetto e cioè che dal CIS di Nola qualcuno potesse prestare i propri condotti di scarico per versare nei Regi Lagni liquami pericolosi dal momento che avevo filmato delle acque viola provenire dai canali credo collegati al CIS. Era un sospetto, forse era semplicemente acqua colorata nulla di grave, forse neppure proveniva dal CIS, ma la risposta fu indice di un sistema che non poteva certamente consentire neppure il sospetto. Ci sono delle questioni che sono fuori discussione a priori. Di pronta risposta e con sicurezza di comprensione da parte mia come se fosse lecito e comprensibile ciò che stava per rispondermi “il CIS è un serbatoio di voti per tutti, come si fa?”. Definire dominato dalla “camorra” il sistema non si deve dunque intendere nel senso stretto di nomi e cognomi ma di un modo di fare in generale che regola le relazioni, compromette ogni buona intenzione, è talmente ramificato e sistemico che o ne fai parte o ne stai fuori, e se stai fuori non ti devi lamentare altrimenti non ti resta che scappare. “La camorra - ha scritto Amato Lamberti - è rappresentata da organizzazioni criminali che non solo tolgono allo Stato quello che gli studiosi chiamano il monopolio della violenza, vale a dire il diritto esclusivo dello Stato ad usare la coercizione per far rispettare la legge, ma tolgono allo Stato, nelle sue diverse articolazioni territoriali, anche la stessa direzione dello sviluppo dell'economia” [Amato Lamberti (1988), La camorra nello scenario urbano, NdR n. 2, ed. Sintesi, Napoli, p. 27]. Nulla di più esatto, ma bisogna precisare che “camorra” è anche un partito politico che non consente agli urbanisti di pianificare come dovrebbero, “camorra” è anche un rappresentante di partito che usa la sua appartenenza ad una precisa lobby cittadina per fare del partito stesso uno strumento personale piuttosto che uno strumento di servizio collettivo, dirottando le concessioni edilizie, gli incarichi, gli appalti pubblici, con conseguente perdita di controllo del territorio ottenendo solo degrado strutturale ed infrastrutturale, carenza di servizi primari e malessere sociale. In altre parole “camorra” la fanno non solo i camorristi schedati ma anche chi gode di ottima reputazione pubblica mentre in privato accetta tangenti, sebbene sotto intimidazione, chiude un occhio, chiude le orecchie, risponde “come si fa?”, quando si accetta per non emigrare o per non cambiare mestiere. Il triangolo della morte è dunque il risultato di un territorio di Camorra e non di Stato, ed è a tale natura, a tale vocazione che si deve uno stato di degrado tale da registrarci il più alto tasso di mortalità da tumore d’Italia. Le parole non bastano, ciò che fa la differenza tra una città di Stato ed una città di Camorra sono i fatti, e la realtà dei fatti è che nel triangolo della morte si muore più che altrove a causa di aria ed acqua infette, tossiche, nocive, e la fonte di tale mortalità sono i rifiuti, ma non tanto quelli locali urbani quanto piuttosto quelli industriali che l’Italia intera da quarant’anni grazie ad un sistema camorristico riesce a smaltire a sottocosto tra le campagne di Acerra Marigliano e Nola, e anche quando si parla di bonifica si tratta in realtà di bonifiche “magna magna”. Un esempio eclatante, emblematico su tutti è quello del caso Agrimonda, deposito di fitofarmaci nel comune di Mariglianella bruciato nel 1995 e ancora in attesa di essere bonificato, ci hanno già mangiato ma non abbastanza, così come poi le bonifiche in località Torretta a Marigliano. Il triangolo della morte è la cucina migliore della Campania dove si mangia di continuo e quando non c’è più nulla in tavola basta aspettare che qualcuno prima o poi porta qualche rifiuto con cui riaprire i banchetti. Nell'ottobre del 2002 mi occupai del caso e in sunto indagai e riportai dati che farebbero impallidire anche Dario Argento, ma la notizia più sconcertante e riprova di un sistema comodo a molti fu un finanziamento della Regione Campania (di sinistra), ordinanza n. 500 del 17 ottobre 2001, con la quale il Commissario di Governo per l'Emergenza Rifiuti in Campania, Antonio Bassolino, concedeva all'Amministrazione Comunale di Mariglianella (di destra) il finanziamento di un progetto di caratterizzazione per la messa in sicurezza la bonifica e il ripristino del sito. I soldi arrivano, 80 milioni di lire… lo scempio rimane. La legge prevede che un sito riconosciuto pericoloso debba essere bonificato, ma allora, perché nessuno è oggi in galera per non aver rispettato la legge? E i soldi ricevuti dalla Regione che fine hanno fatto? Riuscii ad essere nominato dal Comune referente ambientalista di un Osservatorio sul caso in rappresentanza di diverse associazioni ambientaliste con tanto di protocollo. Non sono mai stato convocato, non hanno mai fatto probabilmente neppure una riunione. Non mancai di denunciare sui giornali di destra e sinistra il caso, ma lacrime sotto la pioggia. 18 luglio 1995, circa 30.000 litri e 1000 tonnellate di potenti fitofarmaci dell’azienda Agrimonda nel territorio di Mariglianella prendono fuoco, contaminando aria, suolo, sottosuolo, e senza dubbio anche le locali falde acquifere dato che il tutto era depositato su cls che non è impermeabile e che esposto ad alte temperature si fessura, crepa, fa percolare i liquidi. Le diossine invadono anche la provincia di Caserta e Avellino. E' spiegabile in altro modo se non con la parola “diabolicamente camorristico” se nessuno ne parla, nessuno agisce? Quali diaboliche complicità tengono sedata la gente? Quali compromessi mostruosi devono esistere per non aver messo in galera una sola persona rispetto alle responsabilità non tanto del disastro quanto poi rispetto a rimediare, di chi pagato non ha fatto? Ad oggi, febbraio 2008, sono circa tredici anni che nelle terre e nelle falde acquifere scende la morte, e seppure l’intero agro Acerrano-Mariglianese-Nolano fosse stato nel 1995 lindo degli oltre venti anni di disastro ecologico che già invece vantava allora, ciò che accadde il 18 luglio sarebbe già oggi causa di sospetto di danno ambientale per l’intero territorio attraverso ciò che bruciò e circolò nell’aria, attraverso ciò che percolò nel suolo e nelle falde, attraverso ciò che da tredici anni è in loco e mai rimosso. Roba da manicomio, follia pura rimanere e credere che qualcosa possa cambiare. fuggite, sciocchi! Sento “c |